Superenalotto: la crisi incoraggia i sogni come ricorda una indagine
Confesercenti-Swg
Ancora
picchi record per il Superenalotto. secondo una inchiesta
Swg-Confesercenti il giro di affari fra giochi e scommesse supera ormai
i 47 miliardi di euro. Superenalotto e il gratta e vinci seducono il 52%
degli italiani. resta però alto il rischio criminalità: le mani illegali
sui giochi valgono almeno 3 miliardi di euro.
In tempo di crisi un italiano su due consegna i propri sogni più che mai
ai giochi più popolari. Ed in cima ai pensieri degli scommettitori sono
ben salde due opzioni: circa 25 milioni di italiani (il 52% della
popolazione adulta) secondo una recente indagine di Swg-Confesercenti ha
affermato di puntare sul Superenalotto. Ma altrettanti scommettitori
cedono alle lusinghe del Gratta e vinci.
Con Montepremi allentanti come quello di questa settimana il rito
settimanale del Superenalotto può contare su “clienti” affezionati:
dall’indagine risulta che 4 milioni di scommettitori (l’8%) ci prova
almeno una volta a settimana, mentre tre milioni (6%) non si perdono
tutte e tre le estrazioni a settimana ed altre tre milioni si presentano
a giocare almeno 2 volte a settimana.
Va forte anche il “gratta e vinci”. Il 12% degli italiani adulti, ovvero
quasi 6 milioni, secondo la indagine Swg-Confesercenti acquistano un
tagliando da una a 4 volte a settimana. Con 500 mila persone (un 1%) che
ci prova tutti i giorni ed un 7% che tenta la sorte una volta nell’arco
della settimana.
Il giro di affari è notevole: alla fine del 2008 superava i 47 miliardi
di euro. Oltre il 50% del campione spende da un minimo di un euro ad un
massimo di 25 euro. Ma ci sono almeno tre milioni di scommettitori che
spendono dai 25 ai 50 euro. Un 4% (circa 4 milioni) “investe anche di
più: dai 50 ai 150 euro. La spesa media per l’insieme dei giochi sfiora
i 16 euro a persona.
Seguono poi gli altri giochi: il 40% non abbandona il Lotto, un altro
33% non tradisce le Lotterie nazionali. Le scommesse sportive con il 16%
hanno operato il sorpasso sui giochi a base sportiva (totocalcio,
totogol e così via) che totalizzano un 14%. Perde di gradimento il gioco
del Bingo, che si attesta all’11%. In calo anche la a “febbre da
cavallo” che “contagia” invece solo 8% degli intervistati.
Ma resta anche l’allerta criminalità: l’attività illegale vale almeno 3
miliardi di euro di cui 2,4 gestiti da quella organizzata inquadrata nel
416 bis.
Del resto il gioco con l’enorme liquidità che muove è funzionale
all’usura ed al riciclaggio.
Imprese del settore vengono così sottoposte al “pizzo”, ma è pur vero
che attraverso l’imposizione di videopoker si sono realizzate forme
nuove di racket, grazie al fatto che il 60% dei 200.000 videopoker e
slot machine sono collocati nei pubblici esercizi e ciò ha consentito
l’ingresso degli estortori nei locali.
Va segnalata in particolare una evoluzione inquietante: si è passati nel
tempo da una fase meramente predatoria (racket, truffe…) ad una più
marcatamente imprenditoriale con l’apertura di società ed agenzie nel
settore, gestite direttamente, o attraverso prestanomi, da esponenti
legati alle cosche. La sequenza di arresti e denunce ne è una evidente
dimostrazione.
La “passione per il gioco” dei clan mafiosi e camorristici offre
risvolti anche impensabili: talvolta comprano biglietti vincenti da
normali giocatori del superenalotto e Gratta e vinci con un sovraprezzo
che va dal 5 al 10%. Generosità? Neanche per sogno, è un modo per
riciclare denaro sporco: esibendo i tagliandi vincenti si può
giustificare l’acquisto di beni e attività commerciali. Ma è capitato
anche il rovescio della medaglia: una vincita collettiva al
Superenalotto agli inizi del 2008 in un centro dell’Avellinese sembra
sia stato insidiato dalla richiesta a suon di minacce di un 10% netto
sulla vincita dalla criminalità organizzata. Nessuno conferma ma in quei
giorni tre auto furono incendiate, una quarta ha avuto squarciati i
copertoni, una bomba carta è esplosa davanti ad un bar.
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l'indagine SWG Confesercenti
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